Un pomeriggio dedicato al valore del cammino come strumento di cura, inclusione e crescita personale: è stato ospitato martedì 2 dicembre al CSV Insubria di Varese all’interno della rassegna Un posto nel mondo promossa da Filmstudio90. L’iniziativa ha riunito educatori, esperti, volontari e partecipanti al progetto europeo “Andiamo a fare tre passi e… sconfiniamo”, promosso dal CSV Insubria e finanziato dal programma Erasmus+ e CSVnet, la rete nazionale dei CSV.
Un progetto europeo lungo 322 chilometri
Nel maggio 2025, 21 partecipanti – tra pazienti psichiatrici, volontari delle province di Como e Varese e educatori dell’ASST Lariana – hanno percorso a piedi 322 chilometri lungo il Cammino Portoghese della Costa, da Porto a Santiago di Compostela.

Il progetto è il risultato di un percorso che, negli anni, ha visto crescere il gruppo da 12 a 21 persone, con cammini svolti tra Lucca e Siena, Brindisi e Santa Maria di Leuca, e successivamente tra Bari e Matera, fino a raggiungere il Portogallo. Un’iniziativa inclusiva e non competitiva, resa accessibile anche dal percorso pianeggiante che ha permesso a tutti di partecipare alla pari.
Il progetto ha risposto alle priorità europee legate alla mobilità lenta, alla salute mentale, alla parità e all’inclusione, e ha previsto attività preparatorie in inglese con un partner portoghese, un laboratorio di scrittura di viaggio e incontri dedicati al significato del camminare come pratica di cura.
Il CSV Insubria ha ricordato come offra supporto a tutte le realtà del territorio interessate a comprendere e sviluppare progettualità europee, creando reti che lavorano sugli stessi temi.
La forza del gruppo: dove cadono le barriere
Dal confronto con gli educatori è emerso un filo conduttore: la forza del gruppo.
Curioni, educatrice del Centro Diurno Sant’Anna, ha evidenziato come il cammino, pur essendo un’esperienza individuale, diventi trasformativa quando è condivisa:
“Anche se si può camminare da soli, è il gruppo che dà forza. Camminando insieme, le barriere cadono”.
Carmela Simonetta, impegnata in interventi psicoeducativi e percorsi di inserimento lavorativo e motorio, ha raccontato come il cammino metta tutti sullo stesso piano:
“Trovarsi in territori sconosciuti, condividere spazi e ritmi comuni non è sempre semplice, ma è proprio la forza del gruppo che permette di superare le difficoltà, andare oltre la patologia e vedere la persona per ciò che è”.
Testimonianze: quando il cammino diventa cura
Giovanna, volontaria sul Lago di Como
Da un laboratorio comunitario per persone fragili e anziani è nato il desiderio di camminare insieme. “Il cammino è una sfida personale e relazionale. Ti fa uscire dalla comfort zone e crea legami indissolubili. Il gruppo è una cura.”
Mina, veterana dei cammini
Ha partecipato a tutte le edizioni del progetto. “Temevo la fatica e i conflitti, ma la forza è stata lo stare insieme. Ho conosciuto me stessa e gli altri. Un’energia viva e vibrante, un percorso spirituale di anime.”
Paolo e Lucia, volontari del CAI
Per loro è stato il primo cammino. Paolo: “Pensavo fosse un’esperienza individuale, invece è stato un pellegrinaggio fatto di incontri. Lo straniero diventa compagno di viaggio”. Lucia: “Questo cammino mi ha dato la forza di iniziare un percorso psicologico.”
Nilla, un cammino di coraggio
Soffre di depressione ed era in piena crisi nel momento della partenza. “Avevo paura. Ho pensato di tornare indietro. Alla fine ho scelto di camminare, solo camminare. Arrivata alla Cattedrale ho capito che ce l’avevo fatta. Anche in una crisi depressiva, se vuoi, puoi.”
Il documentario “Sul Sentiero Blu”: autismo, relazione ed estraneità
La serata si è conclusa con la proiezione del documentario “Sul Sentiero Blu”, con la regia di Gabriele Vacis, che racconta il viaggio di un gruppo di ragazzi autistici lungo la Via Francigena. La visione ha approfondito i temi centrali dell’iniziativa: la relazione, la cura dell’altro e l’importanza di riconoscersi come parte di un gruppo.
Nel progetto educatori, volontari e formatori avevano lavorato molto sul tema del salutare e della comunicazione, fondamentali quando si parla di autismo e di relazioni che spesso nascono in un terreno di difficoltà. Emblematico l’episodio in cui un partecipante aveva detto
“Ho salutato, ma non mi ha risposto. È normale… siamo estranei.”
Una frase che racchiude la delicatezza del sentirsi accolti, il tema dell’estraneità come punto iniziale di ogni incontro e la fragilità che spesso accompagna chi vive una condizione autistica o psichiatrica. La proiezione è stata un momento commovente: essere spettatori del viaggio dei ragazzi – delle loro paure, conquiste e scoperte – ha permesso di cogliere la profondità della relazione che il cammino può attivare.




