di Violetta Cantori – 3 dicembre 2025

Il volontariato che guarda “oltre” unisce ecologia, multiculturalità e spiritualità

 Storie di impegno collettivo che intrecciano la cura dell’ambiente con una visione naturale della morte. Grazie a Becoming Trees che nel bolognese dà l'opportunità di un’alternativa naturale e sostenibile ai servizi funebri tradizionali.

Vorrei diventare un albero“. Poco prima di morire, Monica Giannini, insegnante di danza molto amata a Ozzano dell’Emilia, aveva espresso questo desiderio: continuare a vivere nella natura, tra le colline del Borgo di San Pietro. Da quella frase ha tratto nuova linfa il progetto “Diventare Alberi”, ideato dall’Associazione culturale Becoming Trees e presentato già nel 2015 per chiedere al piccolo Comune del bolognese un’area accanto al vecchio cimitero del Borgo, dove offrire un’alternativa naturale e sostenibile ai servizi funebri tradizionali.

Tra maggio e giugno 2025 è stata lanciata una petizione per condividere il progetto e il desiderio di Monica con la comunità: 1.161 firme raccolte, segno di un’esigenza collettiva di creare un luogo che unisca memoria e natura, lutto e rigenerazione.

Diventare Alberi nasce dall’idea di trasformare il lutto in un atto di rigenerazione, unendo le ceneri dei nostri cari alle radici di un nuovo albero“, spiega Domenico Perilli di Becoming Trees. “Pur essendo un’iniziativa laica, il progetto abbraccia una profonda dimensione spirituale: gli alberi incarnano il ciclo della vita, ci radicano nel presente e ci collegano al futuro. Ogni ‘albero d’elezione’ diventa custode di memorie grazie a un diario digitale personale, accessibile in loco tramite QR code, dove raccogliere racconti, foto e riflessioni. La forestazione sociale che questa iniziativa genera attiva una manutenzione collaborativa virtuosa: le persone ‘co-coltivano’ il bosco, rafforzando la comunità e partecipando a percorsi di fioritura umana. Questo modello integrato – ecologia, tecnologia, cura emotiva – è unico in Italia e si sviluppa nel rispetto delle normative sulla dispersione delle ceneri“.

Il piano, sostenuto da diversi partner, non comporta costi per il Comune e prevede benefici concreti: piantumazione di alberi contro il cambiamento climatico, spazi di incontro interculturale, sostegno psicologico in natura, nuove opportunità occupazionali e turismo lento. L’associazione punta ora alla costituzione di una cooperativa per dare continuità al progetto.

Diventare Alberi si collega anche a un’iniziativa avviata nel 2022 per rigenerare l’ex cimitero trasformandolo in un “Cimiterino interreligioso-laico”, aperto a tutte le fedi e visioni dell’oltre. L’idea, nata nella vicina località di Casola Canina dalla storia dei coniugi Lesca-Ciardelli dopo la perdita del figlio, è stata poi adottata dalla cittadinanza di Ozzano grazie al lavoro congiunto del gruppo di rappresentanti delle comunità religiose e laiche “Uniti nell’oltre”, dell’Università di Bologna e di associazioni locali.

Abbiamo conosciuto Becoming Trees anni fa, durante il percorso partecipativo Le chiavi di San Pietro, promosso dal Comune per immaginare soluzioni sostenibili e mantenere vivo il borgo storico” spiega Mariangela Corrado, vice sindaca di Ozzano dell’Emilia. “In quell’occasione si discusse anche della valorizzazione del cimitero di San Pietro, oggi in disuso, come luogo di sepoltura interreligioso e laico. La proposta fu inserita nel documento finale del percorso approvato dalla giunta e con alcuni partecipanti al percorso nacquero positive collaborazioni per la cura e la valorizzazione del borgo. Oggi il progetto “Diventare Alberi” ci è stato ripresentato in modo autonomo rispetto alla riqualificazione del cimitero. Per questo riteniamo importante condividerlo con gli abitanti e le realtà che parteciparono al percorso, aprendo un confronto sulla fattibilità e sulle modalità di realizzazione“.

In Italia il tema delle sepolture ecologiche resta ancora marginale. La normativa di riferimento, la Legge 130 del 2001, disciplina la cremazione e la dispersione delle ceneri in aree dedicate o in natura, previa autorizzazione comunale, ma non contempla le sepolture in contesti forestali né l’uso di urne biodegradabili. Questo vuoto normativo spinge comunità (e in alcuni casi piccoli gruppi di professionisti) a sperimentare soluzioni che coniughino legalità e sostenibilità, aprendo spazi di riflessione sul rapporto tra memoria, ambiente e ritualità.

In altri paesi europei, invece, le sepolture naturali sono una realtà consolidata: in Germania e nei Paesi Bassi esistono foreste funerarie regolamentate, mentre nel Regno Unito e in Scandinavia le natural burials – sepolture in boschi o praterie con materiali biodegradabili – sono integrate nei sistemi cimiteriali. Nel nostro Paese il cambiamento nasce dal basso, attraverso reti civiche che trasformano il lutto in un gesto di rigenerazione e cura del paesaggio. È una delle tante forme nuove di volontariato di cui abbiamo già parlato su VDossier: un attivismo che intreccia advocacy, progettazione ed economia sociale, interrogando il nostro rapporto con la morte e con un mondo che cambia. In assenza di norme aggiornate, la spinta arriva da chi immagina di lasciare il mondo in armonia con la natura, sotto ogni punto di vista.

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