di Violetta Cantori – 21 novembre 2025

Decostruire il maschilismo che abita il non profit

 Anche il Terzo settore è contaminato da stereotipi di genere. L'attivazione di un gruppo di uomini per cambiare rotta.

M/AN – Maschilisti Anonimi” è il nome diretto – e volutamente scomodo – di un progetto nato da uomini impiegati nel terzo settore, che si sono posti una domanda tanto semplice quanto urgente: la cultura patriarcale e discriminatoria nei confronti delle donne è presente anche negli ambienti sociali, cooperativi e culturali, spesso percepiti come più attenti ai diritti, al rispetto e la valorizzazione delle differenze, alla giustizia? In altre parole, “siamo tutti maschilisti? La risposta è stata affermativa. Perché anche tra chi si occupa di educazione, cultura e welfare continuano a riprodursi, spesso in modo inconsapevole, dinamiche di potere, linguaggi sessisti, silenzi normalizzati.

L’iniziativa, ideata nel 2024 da Arci Bologna e Baumhaus società cooperativa sociale, in collaborazione con Associazione Approdi, ha preso forma da questa lettura critica della realtà e giunge oggi alla sua seconda edizione. Il progetto apre uno spazio di confronto tra uomini, per riflettere sulle relazioni, riconoscere i propri privilegi, assumersi responsabilità. L’obiettivo non è colpevolizzare, ma generare consapevolezza, porre le basi per un cambiamento possibile, iniziare a disinnescare quei meccanismi che alimentano la violenza di genere e discriminazione, anche quando non si manifestano in forme evidenti.  

Secondo i promotori, non basta dissociarsi a parole dalla violenza di genere per sentirsi estranei a un sistema educativo e culturale che la rende possibile. Il maschilismo non è un comportamento individuale, ma un insieme di pratiche, linguaggi e gerarchie di cui l’agire quotidiano è pregno, anche nei contesti più consapevoli. È dentro le conversazioni tra colleghi, nei rapporti familiari, nelle dinamiche di lavoro, nei gesti che sembrano neutri. Per questo i sedicenti “maschilisti anonimi” hanno scelto di partire da sé, dalla propria esperienza di uomini che operano nel Terzo settore, per interrogarsi su come si costruiscono le relazioni, su cosa si tace, su cosa si dà per scontato.

La prima edizione del progetto, sostenuta dall’8×1000 della Chiesa Valdese, si è conclusa nel 2025. Ha coinvolto un gruppo di dieci dirigenti di associazioni e cooperative, impegnati in sei incontri formativi, e un secondo gruppo informale, aperto alla cittadinanza, ospitato in contesti ricreativi e culturali: festival, circoli, club, bar. Un esperimento che ha mostrato quanto sia necessario, raro ma possibile, che gli uomini parlino tra loro di maschilismo, senza difese.

La seconda edizione, in partenza ora e attiva fino ad agosto 2026, è finanziata da ActionAid International Italia E.T.S. e dalla Fondazione Realizza il Cambiamento, nell’ambito del progetto europeo NORA against GBV, co-finanziato dall’Unione Europea. Il percorso formativo è curato dal Cassero LGBTQI+ Center di Bologna e si articola in due filoni distinti: uno rivolto a dirigenti, l’altro a dipendenti di associazioni e cooperative. Tra le realtà coinvolte figurano Senza Violenza APS, Marie Moïse e ColorY*, a conferma di un approccio multidisciplinare e intersezionale, in cui il Terzo settore collabora per interrogare sé stesso e mettere in pratica, con coerenza, i valori che dichiara di rappresentare.

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