di Silvia Gheza – 21 novembre 2025

Dalla tragedia al volontariato che genera pace

 Il racconto di Maria Concetta Zaccaria, la madre di Sara Campanella e il riconoscimento del Cesv.

C’è un’emozione che attraversa silenziosa ogni incontro: è quella che accompagna la presenza di Maria Concetta Zaccaria, la mamma di Sara Campanella, la giovane uccisa il 31 marzo scorso a soli 22 anni. Un femminicidio che ha scosso profondamente Messina e che, invece di lasciare spazio alla chiusura o al rancore, ha generato un gesto di coraggio civile: la nascita dell’Associazione “Sara Campanella”.

Voluta dai genitori e dagli amici, l’associazione nasce per trasformare una ferita insanabile in un percorso di speranza e responsabilità condivisa.

Una memoria che diventa impegno: il significato del volontariato

L’associazione non nasce solo per custodire il ricordo di Sara, ma per dargli continuità e senso attraverso azioni concrete. La frase che lei amava ripetere – “Mi amo troppo per stare con chiunque” oggi diventa un messaggio di libertà e consapevolezza che può parlare a tante giovani donne. Il volontariato, in questo contesto, diventa un modo per restituire dignità, diritti e protezione a chi vive situazioni di violenza o fragilità. È un gesto che unisce memoria e futuro, dolore e responsabilità, trasformando una storia tragica in un ponte verso una comunità più consapevole.

I progetti: educazione, ascolto, diritti

Attorno a questa visione stanno nascendo percorsi educativi, iniziative nelle scuole, sportelli di ascolto e azioni rivolte al sostegno delle vittime. L’associazione promuove una cultura basata su rispetto, parità e cura reciproca, mettendo al centro prevenzione e sensibilizzazione, educazione emotiva e relazionale, supporto psicologico e legale, empowerment femminile, percorsi di autonomia per chi deve ricominciare da capo. Una rete di azioni che non risponde solo all’urgenza del presente, ma mira a costruire una comunità più attenta e solidale.

Segni che restano: tra memoria e riconoscimenti

Sara continua a essere presente nella vita della città attraverso gesti concreti. A lei è stata dedicata un’autoambulanza della Misericordia di Messina. Gli studenti dell’Istituto “Copernico” di Barcellona Pozzo di Gotto hanno realizzato il cortometraggio “Fili invisibili”. Il 23 ottobre l’Università degli studi di Messina le ha conferito una laurea in memoria in Tecniche di Laboratorio Biomedico, trasformando un titolo accademico in un atto civile che restituisce alla sua storia dignità e valore. Anche in questi giorni in cui ci si avvicina la data del 25 novembre in cui si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne molteplici sono le iniziative per mantenere viva la memoria di Sara e di tutte le vittime di femminicidio.

Il riconoscimento del CESV: il dolore che diventa bene comune

Durante il Premio EsserCi, il CESV Messina ha voluto sottolineare il significato profondo del percorso avviato dall’associazione, premiandola per il coraggio con cui sta trasformando il dolore in impegno collettivo. EsserCi Festival celebra storie che mostrano come il volontariato sia una forza capace di unire, di curare, di generare cambiamento. La storia di Sara e della sua famiglia si inserisce pienamente in questa visione: il dolore privato diventa occasione di responsabilità pubblica.

Una scia che unisce: quando le famiglie trasformano il dolore in bene comune

Negli ultimi anni sono diverse le famiglie di vittime di femminicidio che hanno scelto la strada dell’impegno pubblico. È un movimento silenzioso ma potente: una risposta che non si ferma alla tragedia, ma sceglie la via della cura collettiva. Sono storie diverse, ma tutte parlano la stessa lingua: quella della speranza che si fa responsabilità, della ferita che diventa impegno civile.

Un messaggio di riconciliazione e pace

L’Associazione “Sara Campanella” si colloca in questo solco. Ma porta con sé un messaggio particolare: non solo contrasto alla violenza, ma anche riconciliazione, cittadinanza e pace.
Il volontariato, in questa prospettiva, diventa un gesto di cura che ricuce, riavvicina e custodisce la possibilità di una comunità più attenta. È un modo per riaffermare che il male non ha l’ultima parola, e che la memoria – quando è condivisa – può generare futuro.

Costruire futuro nella memoria di Sara

La nascita dell’associazione segna un passaggio importante: non solo ricordare Sara, ma far sì che la sua storia diventi una leva per costruire legami, creare spazi di ascolto e promuovere una comunità che non distoglie lo sguardo.
Il cambiamento non nasce dalle parole, ma da gesti quotidiani di volontariato consapevole. Nel segno della sua memoria, la comunità sceglie di seminare futuro, mettendo al centro la cura, il rispetto e la convinzione che ogni vita merita protezione, dignità e possibilità.

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