di Redazione VDossier – 19 novembre 2025

Sempre più adolescenti non si sentono al sicuro e hanno poca fiducia nel futuro

 In occasione della Giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, l’indagine promossa da Con i bambini e condotta dall’Istituto Demopolis focalizza il punto di vista degli adolescenti e dell’opinione pubblica.

Un adolescente su tre in Italia guarda con pessimismo al proprio futuro nell’intero Paese, ma il dato sale di 10 punti (43%) fra le ragazze ed i ragazzi che vivono nelle aree definite più “difficili”, nelle periferie e nelle zone in deficit di servizi. Il dato emerge in maniera preponderante dall’indagine promossa da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e condotta dall’Istituto Demopolis in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre. L’indagine non ha solamente fatto un focus sulle periferie, ma ha rivolto attenzione anche sulle percezioni dell’opinione pubblica, e dei genitori con figli minori in particolare, sulle opportunità di crescita dei più giovani. Il rapporto è stato presentato in diretta streaming sulla pagina Facebook di Con i bambini e sul sito ed è visibile sul canale YouTube di Con i Bambini.

Quello che emerge dai dati – ha commentato il presidente di Con i bambini Marco Rossi-Doriaconferma e rafforza quanto stiamo vedendo nelle scuole, nelle comunità educanti in giro per l’Italia fra chi vive e lavora nei territori a fianco e in prossimità di bambini e ragazzi nei luoghi di risposta alla povertà educativa, anche nei tanti progetti che il fondo di contrasto alla povertà educativa attraverso Con i bambini ha costrutto dal 2016. Ma ci sono esperienze in tutto il territorio. Abbiamo il polso della situazione che continua ad affacciarsi in Italia ma non è ancora così evidente come emergenza nazionale”. Rossi-Doria ha sottolineato quanto “i dati dimostrano che c’è molta sofferenza di più nelle aree deboli fragili e povere del paese e nonostante questo i nostri ragazzi vogliono una vita normale, tranquilla fatta di sentimenti relazioni di possibilità di parlarsi di trovare luoghi e occasioni di aggregazione. Hanno preoccupazioni assolutamente importanti sulla questione della sicurezza delle dipendenze, della mancanza di possibilità di sviluppare le proprie potenzialità e capacità a cui aspirano. Sono i due tratti che contemporaneamente emergono, in maniera forte e chiara e ci spingono a fare di più di quello che stiamo facendo”.

Il direttore di Demopolis Pietro Vento ha illustrato e commentato i dati contenuti nel rapporto: oltre alla visione pessimista per il futuro, le differenze emergono anche rispetto agli ambiti delle opportunità di relazione tra pari, di praticare attività sportive o ricreative, di sentirsi sicuri, che segnano una crescita in salita per ragazzi e ragazze che vivono in are più difficili rispetto ai loro coetanei. Non si tratta “solo” di una questione di servizi. Gli adolescenti che oggi vivono in periferie o quartieri difficili sono privati della fiducia: verso il prossimo, ma anche nel futuro.

Quasi 7 adolescenti su 10 trascorrono il tempo libero a casa. Una generazione che denuncia scarse opportunità di relazioni tra pari, soprattutto tra ragazzi chi vivono nelle aree più difficili. Le opportunità di incontrare amici nel quartiere sono ritenute sufficienti da appena il 36% degli adolescenti che vivono in periferie e aree più vulnerabili, un quarto in meno dei loro coetanei che vivono in altre zone (61%).

Le diverse analisi, condotte a partire dal 2019, hanno valutato quale motore fondamentale di relazioni e crescita siano le attività extrascolastiche. Ma l’eventualità che in Italia i 14-17enni le pratichino non è scontata e risulta talora residuale: il 72% non svolge attività o laboratori musicali, artistici o teatrali; oltre un terzo (35%) non pratica alcuna attività fisica o sportiva, con un dato che cresce fra le ragazze fino al 48%.

Ma la possibilità di praticare attività extrascolastiche nel proprio quartiere di residenza non vale per tutti gli adolescenti allo stesso modo. Nelle zone “difficili”, la dimensione di opportunità dichiarata dai ragazzi residenti crolla di oltre 30 punti, sia per le attività ludiche e culturali che per lo sport.

 “La dimensione del contesto urbano in cui si vive – spiega Pietro Ventopesa parecchio. La ricerca ha evidenziato le differenti opportunità e prospettive degli under 18 nel nostro Paese: le periferie e i quartieri difficili delle città italiane non sottraggono “solo” servizi ed opportunità, ma anche ottimismo e fiducia. Secondo gli adolescenti intervistati, le città italiane non sono a misura di minori: meno della metà del campione analizzato ritiene che siano adeguati spazi verdi, scuole, strutture per lo sport, trasporti pubblici. Meno del 30% valuta sufficienti la sicurezza urbana, la qualità dell’aria, i servizi sociali. E, fra i ragazzi che dichiarano di vivere in periferie e quartieri difficili, le valutazioni scendono di oltre 10 punti per tutte le variabili analizzate: oltre i 2/3 ritengono inadeguati servizi sociali e sanitari, occasioni per il tempo libero, sicurezza urbana”.

Eppure, se dovessero scatenare fantasia e desideri su che cosa vorrebbero in più e di meglio nel proprio quartiere di residenza, gli adolescenti rispondono con dichiarazioni di pragmatismo a tratti sorprendenti: serve ripartire dai prerequisiti minimi. Servirebbero luoghi per incontrarsi con gli amici o fare nuove amicizie (44%), ma anche maggiore pulizia (43%) e sicurezza nella propria zona (40%), con dati che si inaspriscono nei quartieri più complessi e nelle periferie delle città italiane.

Vivere al sicuro per gli adolescenti italiani non è infatti scontato. Il 43%, quando si trova fuori casa, teme di poter essere vittima di molestie, violenza o bullismo, con un dato che sale al 59% nei quartieri difficili ed al 63% fra le ragazze italiane nel complesso. Fra i genitori – interrogati a specchio nell’indagine Demopolis-Con i bambini –, il timore per i figli raggiunge il 77%. Ma esistono differenze significative, tra adolescenti e adulti, nella percezione degli episodi di violenza fra giovani o da parte di baby gang: sono sempre più frequenti per il 46% della popolazione mentre tra gli adolescenti il dato è sensibilmente inferiore (26%).

La graduatoria delle “cose importanti della vita” stilata dai ragazzi vede ai primi posti la famiglia (78%) e l’amicizia (72%), come dimensioni centrali dell’esistenza. Ma sul podio gli adolescenti fanno salire anche il “benessere psicologico”, lo stare bene con sé stessi, a pari merito con l’amore (62%). Mentre un quarto dei giovani intervistati dichiara di non essere “mai” stato – nell’ultimo anno – ottimista verso il futuro, né fiducioso verso gli altri, con un dato che cresce di 10 punti fra i residenti nei quartieri più difficili.

Nelle risultanze dell’indagine, in termini generali, il futuro è la prima ragione di preoccupazione per il 55% degli adolescenti, ma al secondo posto citano oggi la salute fisica o mentale (37%), un tema che dall’emergenza Covid resta centrale. Le altre principali ragioni di preoccupazione dei ragazzi fanno parte più della sfera personale, fanno eccezione solo le guerre nel mondo, al sesto posto, con il 32% di citazioni.

Solo il 35% dichiara di vedere, oggi in Italia, il proprio futuro con ottimismo. Ma il 33% si definisce pessimista, con un dato che sale di 10 punti fra i ragazzi delle periferie e dei quartieri “difficili”, e raggiunge il 73% fra i genitori italiani, che dimostrano di non saper offrire alle nuove generazioni puntelli ed esempi di fiducia cui ispirarsi.

Ma che cosa vorrebbero fare da grandi gli adolescenti che vivono nelle periferie o nei quartieri più difficili? Quasi un quarto sogna di poter divenire medico o di lavorare nelle professioni sanitarie, il 18% vorrebbe divenire influencer o youtuber. Pragmaticamente, in misura significativa, viene citata dall’11% anche l’opzione di poter lavorare nelle forze dell’ordine o di divenire insegnanti o educatori.

Immaginando la loro vita per il futuro, il primo fra i desideri degli adolescenti è in assoluto lo “star bene”: con loro stessi innanzi tutto, afferma il 74%. Ma anche economicamente, dicono quasi 6 su 10. Il 58% aspira alla realizzazione lavorativa ed il 55% si augura di poter essere in salute.

Percezioni dell’opinione pubblica e dei genitori con figli minori

In occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, l’indagine promossa da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e condotta dall’Istituto Demopolis ha focalizzato anche le percezioni dell’opinione pubblica, e dei genitori con figli minori in particolare, sulle opportunità di crescita dei più giovani.

La principale preoccupazione individuata dagli intervistati, pensando ai bambini e agli adolescenti in Italia è, con l’86% di citazioni, la dipendenza da internet, smartphone e tablet; il 74%% segnala inoltre la diffusione della violenza giovanile e delle baby gang, ma spaventano anche gli episodi di bullismo o cyberbullismo (71%), l’impoverimento del linguaggio (66%) ed il consumo di alcol e droga (64%).

Secondo le risultanze dell’indagine, gli italiani restano convinti che le opportunità dell’istruzione non siano oggi garantite equamente per tutti nel nostro Paese: per il 59% lo sono, ma con livelli di qualità differenti, e con forti divari, anche in seno ai medesimi contesti regionali ed urbani. Appena il 9% crede che la scuola italiana garantisca opportunità equamente, per tutti. Del resto, è maggioritaria la convinzione che non si apprenda solo in classe: la scuola non può avere l’esclusiva in tema di crescita delle nuove generazioni. Piuttosto, si diffonde la convinzione che la responsabilità della crescita dei minori appartenga a tutta la comunità: ne è oggi consapevole l’81% degli italiani, con un trend di crescita esponenziale. Il valore del ruolo percepito della Comunità educante nel 2019 si attestava al 46%.

L’indagine Demopolis – nella complessità delle risultanze di analisi dell’opinione pubblica e dei segmenti speciali di genitori ed adolescenti – segnala quanto la “questione minori” meriti centralità nel dibattito pubblico e nelle priorità istituzionali. E conferma la pregnanza delle attività del Fondo e di Con i bambini, anche nella maturazione di una consapevolezza condivisa sul tema. Oggi, è di oltre l’80% la percentuale di italiani che dichiara di aver sentito parlare di povertà educativa minorile. Il dato nel 2019 era minoritario (46%).

Coerentemente, per l’opinione pubblica si dimostrano sostanziali gli interventi di contrasto al fenomeno, ritenuti importanti dall’85% degli italiani intervistati da Demopolis per l’impresa sociale Con i Bambini.

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