di Giulio Sensi – 12 novembre 2025

Lo sviluppo sostenibile deve essere concreto

 Gli impegni dell’Agenda 2030 devono diventare concreti. A dialogo col presidente di ASviS Pierluigi Stefanini

Tra le numerose proposte illustrate nel Rapporto ASviS 2025 ci sono anche quelle volte a migliorare la partecipazione democratica e contrastare i fenomeni di erosione della fiducia delle cittadine e dei cittadini nelle istituzioni e nella democrazia rappresentativa. Il Presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini ribadisce la necessità di unire istituzioni, imprese e cittadini in una visione comune capace di trasformare gli impegni dell’Agenda 2030 in politiche concrete. E il volontariato e il terzo settore hanno un ruolo chiave anche in questo.

Presidente, serve una visione comune. Ma da dove partire o ripartire?

Per noi è un tema essenziale, ma è un discorso che abbraccia diverse realtà organizzate, corpi intermedi, terzo settore, società civile. Da un lato non dobbiamo perdere la convinzione che è necessario e possibile cambiare, che occorre avere determinazione e serve un approccio trasformativo rispetto a condizioni attuali. Che sono insopportabili per tante ragioni legate alle crisi in corso, alla situazione dei migranti, alle difficoltà che la democrazia vive a vari livelli, all’aumento delle diseguaglianze e dei divari. Sono fattori collegati e interconnessi fra loro e richiedono una forte volontà: avere e coltivare speranze e combattere.

Un compito non semplice che richiede rete e collaborazione…

Farlo insieme è il messaggio che l’ASviS porta avanti da dieci anni. Abbiamo tenuto in rete tante realtà nell’Alleanza, è un mondo largo è essenziale e va incoraggiato, sostenuto, promosso. È l’auspicio, e l’impegno, che vogliamo continuare a mettere. A febbraio 2026 compiamo dieci anni di lavoro e vogliamo incoraggiare ulteriore convinzione e azione partecipata. Per noi è fondamentalmente anche per rispondere alla crisi della democrazia: non arrendersi, non farsi dominare né comandare da chi vuole metterci da parte.

L’Agenda 2030 sembra un orizzonte lontano. Come arrivare alla sua concretizzazione scontrandosi con la dura realtà?

La pubblicazione del Rapporto è un’occasione. Ha voluto sottolineare questo aspetto ed è essenziale insistere in questa prospettiva, facendolo a ragion veduta. L’Agenda 2030 non propone solo obiettivi importanti, ma suggerisce un metodo: analizzare con efficacia la realtà e misurarcisi. Come disse Papa Francesco fare in modo non solo che ci siano belle idee, ma misurarsi con la realtà. Questo ci porta poi ad individuare soluzioni che per l’Agenda 2030 sono essenziali: costruire giustizia, ridurre divari territoriali, arrivare ad una sanità universale pubblica, perseguire la parità di genere e far crescere cittadinanza e prospettive nelle quali il sistema economico sia rianalizzato criticamente.

L’Italia si sta dotando di un “Piano Nazionale per l’Economia Sociale”. È una buona notizia anche verso gli SDGs?

Sì, ma la prospettiva non è ghettizzare l’economia sociale e renderla marginale, ma fare in modo che venga affermata e il volontariato e l’associazionismo aumentino la capacità di influenzare in modo efficace il sistema produttivo italiano. Spero che lo stesso piano del governo abbia questa ambizione. Non solo misurare, ma soprattutto dare un messaggio chiaro e fare politiche adeguate perché la prospettiva si affermi. Non è facile, ma delle cose facili non sappiano cosa farcene. Mentre questa è la prospettiva che vogliamo stimolare e favorire.

Sembrano davvero sfide enormi. Come concretizzarle?

Dobbiamo agire per questi contenuti chiave dell’agenda 2030 e per una governance globale adeguata. Sappiamo bene quanta azione nociva si stia manifestando a livello globale, ma dobbiamo investire globalmente per ridurre divari, favorire aiuti efficaci ai Paesi che hanno più necessità, favorire criteri guida per indirizzare un’applicazione utile della tecnologia e dell’intelligenza artificiale e assicurare un futuro ai giovani. Il nostro governo ha aderito al “Patto per il futuro” delle Nazioni Unite, ma non si deve dimenticare ed essere coerente e stimolare la coerenza.

Il volontariato e il terzo settore sono e saranno in prima linea anche per lo sviluppo sostenibile. Che invito si sente di rivolgere a questo mondo?

È sempre importante partire da profonde riflessioni per poi ipotizzare piste di lavoro. Se per un attimo scomparisse il volontariato saremmo un Paese largamente più povero. Dobbiamo avere la consapevolezza dell’importanza strategica che ha questo mondo. La prospettiva concreta su cui lavorare insieme è investire per promuovere attenzione, sensibilità e impegni soprattutto dei più giovani verso il volontariato e lo sviluppo sostenibile.

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