di Giulio Sensi – 12 novembre 2025

L’insostenibilità dell’Italia è ambientale e sociale

 Il rapporto 2025 di ASviS fotografa la situazione italiana, europea e globale: l’Italia mostra un peggioramento su sei obiettivi rispetto al 2010.

Nel 2025 gli indici che misurano gli avanzamenti sullo sviluppo sostenibile mostrano rallentamenti o arretramenti in Italia. È quanto emerge dal decimo Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) “L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” presentato il 22 ottobre a Roma alla Camera dei Deputati. Il rapporto fotografa un mondo attraversato da crisi multiple e da un preoccupante arretramento sul piano della “pace, della giustizia e della tutela dei diritti, pilastri imprescindibili dello sviluppo sostenibile”, focus di attenzione di quest’edizione 2025 del Rapporto.

L’Italia mostra un peggioramento rispetto al 2010 per sei Obiettivi su 17: sconfiggere la povertà, acqua pulita e servizi igienico sanitari, ridurre le disuguaglianze, vita sulla Terra, pace, giustizia e istituzioni solide e partnership. È stazionaria per altri 4: sconfiggere la fame, salute e benessere, imprese, innovazione e infrastrutture, città e comunità sostenibili. Miglioramenti limitati si verificano per sei casi: istruzione di qualità, parità di genere, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica, lotta contro il cambiamento climatico, vita sott’acqua. Un forte aumento si rileva solo per l’economia circolare. Dei 38 Target specifici analizzati, solo undici (il 29% del totale) sono raggiungibili entro il 2030, mentre ventidue (58%) non verranno raggiunti.

Quelli per l’Unione europea si riducono in quattro casi su 16, ma migliorano significativamente in tre casi; a livello globale solo il 18% dei Target dell’Agenda 2030 sarà raggiunto, mentre guerre, crescenti disuguaglianze e instabilità geopolitiche minano i progressi compiuti finora. Anche l’Unione Europea, un tempo leader della sostenibilità, mostra forti disomogeneità e presenta miglioramenti significativi rispetto al 2010 solo per cinque Obiettivi (energie rinnovabili, lavoro, imprese e innovazione, città sostenibili, lotta al cambiamento climatico) e regressi su disuguaglianze, ecosistemi e cooperazione internazionale. Dei 19 target specifici analizzati a livello UE, 11 (il 58%) sono raggiungibili e sei (32%) non potranno essere conseguiti, una situazione sostanzialmente opposta a quella italiana.

Il Rapporto è stato realizzato con il contributo di centinaia di esperte ed esperti delle oltre 330 organizzazioni aderenti all’ASviS, offre un’analisi aggiornata e ragionata circa l’attuazione dell’Agenda 2030 nel mondo, in Europa e in Italia, avanzando proposte concrete nei diversi campi.

L’Italia ha ancora l’opportunità di trasformare gli impegni che ha assunto a livello internazionale in politiche capaci di incidere sulla vita delle persone – ha ribadito la presidente dell’ASviS, Marcella Mallen – Penso, ad esempio, alla Valutazione d’Impatto Generazionale (VIG), proposta dall’Alleanza da circa un decennio ed ora in discussione parlamentare, volta ad analizzare gli effetti ambientali, sociali ed economici di lungo termine delle politiche pubbliche sulle giovani generazioni. Come ASviS abbiamo da sempre uno sguardo attento ai giovani, orientato a promuovere un contesto di fiducia nei loro confronti, che li aiuti a mettersi in gioco, a partecipare alla vita pubblica e a farli sentire in grado di contribuire al miglioramento del mondo che li circonda”.

Anche dal punto di vista sociale l’Italia è insostenibile: 5,7 milioni di persone (9,8% dei residenti) e 2,2 milioni di famiglie (8,4%) vivono in condizioni di povertà assoluta, cioè non riescono a permettersi l’acquisto di beni e servizi essenziali. Secondo Enrico Giovannini, direttore scientifico di ASviS “si tratta di una povertà strutturale, che non si combatte con misure occasionali, ma con una visione che integri crescita, inclusione e qualità del lavoro”. Cosa fare, a partire dalla Legge di Bilancio 2026? È stato questo il focus dell’ASviS Live“Le giuste transizioni per non lasciare nessuno indietro”.

Ma la povertà non è solo assenza di reddito, come descritto nel Rapporto ASviS 2025sul fronte abitativo, l’11% degli affittuari vive un disagio grave, quasi il doppio della media UE, mentre l’edilizia pubblica è scesa al 2,4% degli alloggi (dal 4,2% del 2010) e 1,8 milioni di case restano vuote nelle città più popolate. A ciò si aggiungono forti divari territoriali nei servizi di cura sanitari e sociali, che ampliano l’esclusione e limitano la partecipazione di donne e giovani al mercato del lavoro. Per l’istruzione,la dispersione scolastica è scesa al 9,8%, ma peggiora la qualità degli apprendimenti in italiano e matematica in tutti i cicli scolastici, con un aumento significativo degli studenti sotto i livelli minimi di competenza.

Affrontare la povertà significa dunque intervenire sulle molte dimensioni che determinano la qualità della vita delle persone e la coesione delle comunità. Purtroppo, nell’Allegato BES al documento di Finanza Pubblica redatto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze è previsto che, tra il 2026 e il 2028, il Reddito disponibile pro capite in termini reali aumenterà mediamente dello 0,9% all’anno, in linea con la dinamica del Pil, ma per gran parte degli altri fenomeni si prevede una sostanziale stabilità sugli insoddisfacenti livelli raggiunti nel 2025 (dalla disuguaglianza economica alla povertà assoluta, dalla speranza di vita in buona salute all’uscita precoce dal sistema di istruzione).

“Investire nella coesione sociale genera sostenibilità a tutto campo – continua Giovannini – Considerando le prospettive demografiche dell’Italia, i costi dell’inazione rispetto a povertà e disuguaglianze si traducono in sbilanciamento del sistema pensionistico, riduzione della crescita economica e del gettito fiscale, aumento del debito pubblico, in una spirale negativa da evitare”.

La situazione italiana si inserisce in un quadro mondiale preoccupante dal punto di vista sociale. Nessun target del Goal 1 (povertà) e Goal 5 (parità di genere) dell’Agenda 2030 risulta raggiungibile nei prossimi cinque anni: una persona su dieci è ancora in povertà estrema e quasi una su undici soffre la fame (Goal 2); i progressi nella salute globale stanno rallentando dopo decenni di continui miglioramenti (Goal 3); 272 milioni di bambine e bambini non vanno a scuola, il 36% nei Paesi a basso reddito, contro il 3% dei Paesi ad alto reddito; nei 131 Paesi considerati nessuno raggiunge un punteggio adeguato rispetto alla parità di genere (Goal 5); la disoccupazione nel 2024 è stata pari al 5%, ma il 58% dei lavoratori ha un’occupazione informale; 1,12 miliardi di persone vivono in baraccopoli e tre miliardi di persone faticano a permettersi un alloggio dignitoso.

In Europa, la maggior parte dei Goal sociali è in stagnazione e le disuguaglianze sono in peggioramento rispetto al 2010. Il rischio di povertà ed esclusione riguarda circa 95 milioni di persone, quasi il 21% della popolazione. In Italia la quota sale al 24,4% e risulta una delle più alte dell’Unione: pur destinando risorse comparabili a quelle degli altri grandi Paesi europei, il nostro sistema di welfare risulta meno efficace nel ridurre le ineguaglianze, a causa della frammentazione degli interventi e della mancanza di un approccio integrato alle politiche sociali e lavorative. Non è quindi un caso che il tema della dimensione sociale sia al centro dell’agenda internazionale. Per questo, il 4 novembre scorso, al Vertice Sociale Mondiale di Doha, i leader mondiali hanno rinnovato gli impegni dell’Agenda 2030, impegnandosi a “costruire un mondo più giusto, inclusivo, equo e sostenibile” e riconoscendo l’urgente necessità di affrontare povertà, disoccupazione ed esclusione sociale.

Per cambiare tale situazione, come indicato nel Rapporto 2025, l’Alleanza richiama le raccomandazioni del Consiglio UE che invitano l’Italia a “rafforzare la capacità di programmazione, monitoraggio, valutazione e controllo della spesa pubblica”, sottolineando la necessità di valutare i costi dell’inazione nelle politiche pubbliche. Secondo stime OCSE, il miglioramento delle competenze degli adulti apporterebbe all’Italia quasi il 30% di aumento della produttività. L’ASviS propone una roadmap precisa per cambiare direzione alle politiche del nostro Paese: revisione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile entro i primi mesi del 2026; adozione del Piano d’Accelerazione Trasformativa (PAT) per gli SDGs entro metà 2026 per influenzare la Legge di Bilancio 2027; nuovo Piano strutturale di bilancio basato sul PAT nel 2027.

Tra le azioni prioritarie da considerare per la Legge di Bilancio 2026 in discussione in Parlamento, l’ASviS include quelle volte a: rafforzare il Sistema Sanitario Nazionale adottando il principio “salute in tutte le politiche”; investire massicciamente nell’istruzione e formazione continua; promuovere l’occupazione femminile e giovanile con piani integrati e sistemici; potenziare i servizi sociali e di cura, riducendo i divari territoriali e favorendo l’inclusione; valutare l’impatto generazionale e intergenerazionale di tutte le politiche pubbliche.

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