di Elisabetta Bianchetti – 25 settembre 2025

Il dono che salva: organi, tessuti e nuove vite

 Sempre più italiani dicono sì alla donazione biologica. I dati raccontano un Paese che sceglie la solidarietà.

Lucia non pensava che un sì, scritto in pochi secondi al momento del rinnovo della carta d’identità, potesse pesare così tanto. Eppure, quella scelta — dichiararsi donatrice di organi e tessuti — un giorno potrebbe trasformarsi in un cuore che riprende a battere, in una vista ritrovata, in un corpo che torna a vivere. È una firma leggera, ma carica di futuro.

In Italia, questo gesto individuale sta diventando sempre più diffuso. Secondo i dati del Centro Nazionale Trapianti (CNT), il 2024 è stato l’anno migliore di sempre: 2.110 donatori effettivi di organi, che hanno permesso 4.692 trapianti, il numero più alto mai registrato. Per la prima volta il nostro Paese ha superato la soglia dei 30 donatori per milione di abitanti (pmp 30,2), collocandosi tra i sistemi più avanzati d’Europa.

Una geografia a due velocità

Dietro questi numeri c’è una mappa che racconta luci e ombre. Il primato appartiene al Centro-Nord: Toscana (49,4 donatori pmp), Emilia-Romagna (45,5) e Veneto (44,7) guidano la classifica. Ma anche al Sud si vedono segnali incoraggianti: la Sicilia ha guadagnato +5,7 donatori pmp in un anno, la Campania +3,1, la Calabria +2,7. Piccoli passi, ma indicativi di un cambiamento culturale che si fa strada lentamente.

Resta però alto il tasso di opposizione. Nel 2024, quasi 4 cittadini su 10 al momento del rinnovo della carta d’identità hanno detto no alla donazione. Un dato che fotografa diffidenze profonde, alimentate da timori irrazionali: la paura che la dichiarazione possa condizionare le cure in caso di emergenza, o che i propri organi vengano “mal gestiti”. È una sfida di fiducia, prima ancora che sanitaria.

Oltre gli organi: la frontiera dei tessuti e delle cellule

Il dono non si ferma al trapianto di cuore, fegato o reni. C’è un universo meno visibile ma altrettanto essenziale: quello dei tessuti e delle cellule emopoietiche.

Il 2024 è stato l’anno record anche per i trapianti di tessuti: cornee, valvole cardiache, osso, cute. Migliaia di persone hanno potuto recuperare funzioni compromesse: un cieco che torna a vedere, un paziente ustionato che guarisce più rapidamente, un cuore che torna a pulsare grazie a una nuova valvola. Storie meno raccontate, che raramente finiscono sui giornali, ma che rappresentano la quotidianità silenziosa della medicina dei trapianti.

Sul fronte del midollo osseo e delle cellule staminali emopoietiche, il Registro italiano (IBMDR) ha superato quota 512mila iscritti attivi, con oltre 32mila nuovi donatori soltanto nel 2024. Il ministero della Salute ha fissato un obiettivo preciso: 30mila nuovi donatori entro il 2025, soprattutto giovani tra i 18 e i 35 anni, la fascia più preziosa perché garantisce maggiore compatibilità e durata nel tempo. La sfida è alta: ogni anno circa 2mila pazienti italiani cercano un donatore non consanguineo, e non sempre lo trovano.

Un atto di fiducia collettiva

La donazione biologica non è solo un atto medico: è un gesto sociale, culturale, simbolico. Se il dono di denaro racconta la fiducia nelle istituzioni, e quello di tempo la disponibilità alla partecipazione civica, il dono biologico è la forma più radicale di solidarietà. Significa consegnare una parte di sé a un altro, spesso sconosciuto, oltre la soglia della vita stessa.

È anche un termometro della fiducia collettiva. Dove la sanità pubblica è percepita come solida e trasparente, le dichiarazioni positive aumentano. Dove la diffidenza verso le istituzioni è forte, prevale il no. Non è un caso che i tassi di opposizione siano più alti proprio nelle aree con servizi sanitari percepiti come più fragili.

Dal dolore alla rinascita

Ogni numero, in fondo, corrisponde a una storia. A una famiglia che, nel momento più drammatico, ha scelto di dire sì e di trasformare una perdita in possibilità di vita. A un ragazzo che ha deciso di iscriversi al registro dei donatori di midollo senza sapere chi, un giorno, potrà averne bisogno. A una donna che ha ritrovato la vista dopo un trapianto di cornea.

Sono storie che raccontano un’Italia che cambia, che lentamente scopre che il dono biologico non è una perdita, ma un’eredità.

Il futuro del dono

Le sfide non mancano: ridurre le opposizioni, reclutare nuovi donatori giovani, rafforzare l’informazione per combattere fake news e paure. Ma c’è anche un futuro che avanza: le nuove tecniche di preservazione degli organi, l’espansione dei trapianti da vivente, la ricerca sulle cellule staminali.

Forse la domanda che ci accompagna è la stessa che si pone ogni donatore davanti a un modulo da firmare: “Sono pronto a lasciare che una parte di me continui a vivere in qualcun altro?”.

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