Vita ha lanciato una campagna e un appello affinché il Governo, a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia
Meloni, e il Parlamento si adoperino per togliere il tetto al 5 per mille, oggi fissato a 525 milioni di euro.
“Stando ai dati riportati in Parlamento dal ministro Luca Ciriani (anno 2024 su redditi 2023), gli italiani hanno destinato la cifra di 603,9 milioni di euro (a fronte di 676 miliardi di entrate fiscali, anno 2024) – scrive il direttore di Vita Stefano Arduini nell’editoriale del numero che lancia la campagna -. Una quota mai raggiunta prima, così come è record il numero dei contribuenti che ha scelto di indicare un codice fiscale per il 5 per mille, pari a 17,9 milioni di cittadini, con un incremento di
oltre 714mila firme rispetto all’anno precedente. Purtroppo, malgrado la legge si chiami appunto “5 per mille”, di fatto, ormai si riduce a un 4,3 per mille”.
Alla campagna stanno aderendo e partecipando molte organizzazioni del terzo settore. “Una campagna – scrive ancora Arduini – che non è contro qualcuno, ma, come scriviamo nell’appello che trovate in queste pagine, «mira a costruire un’alleanza responsabile per il bene comune fra le istituzioni, la politica, il Terzo settore e i singoli cittadini”.
I promotori della campagna hanno scritto un appello alla Presidente del Consiglio e a tutti i membri del Governo e del Parlamento. “Con questo appello – si legge – richiamiamo con forza e con spirito di collaborazione istituzionale, la vostra attenzione su un’urgenza concreta, condivisa da 18 milioni di cittadini/contribuenti che nell’ultimo anno hanno aderito al 5 per mille e da migliaia di enti del Terzo settore: l’eliminazione del tetto che impedisce la distribuzione di tutte le risorse destinate al 5 per mille.
Il 5 per mille è una straordinaria espressione di libertà, impegno civile e sussidiarietà fiscale. Ogni anno milioni di contribuenti scelgono di destinare una quota delle proprie imposte a enti che si occupano di volontariato, ricerca, assistenza, solidarietà, sport, tutela dell’ambiente e cultura. Tuttavia, da anni il tetto imposto alla somma complessiva che lo Stato è disposto a erogare limita la reale efficacia del 5 per mille. Il risultato è che, nonostante l’aumento costante delle firme e delle risorse teoricamente disponibili, una parte significativa delle scelte dei cittadini rimane disattesa, e molti enti ricevono meno di quanto gli spetterebbe se lo spirito del 5 per mille fosse pienamente rispettato: per l’anno fiscale 2024 infatti gli enti percepiranno l’equivalente del 4,3 per mille e non un “vero” 5 per mille.
Togliere il tetto non significa introdurre una nuova spesa. Significa rispettare le scelte dei cittadini, senza filtri e senza riduzioni, restituendo coerenza a un meccanismo che è già equo, partecipativo e trasparente.
Significa sostenere concretamente gli enti beneficiari, che svolgono un ruolo insostituibile nei territori: nelle periferie urbane, nelle aree interne, nei quartieri fragili delle nostre città, accanto alle persone più vulnerabili, nella ricerca scientifica e sanitaria. Gli enti del Terzo settore non chiedono privilegi, ma strumenti per poter continuare a garantire cura e innovazione sociale nei tantissimi ambiti in cui operano. Significa rispondere ai bisogni di milioni di cittadini che beneficiano direttamente dei progetti sostenuti con il 5 per mille: anziani, persone con disabilità, giovani, famiglie in difficoltà, malati, persone escluse o senza voce.
Questo appello mira a costruire un’alleanza responsabile per il bene comune fra le istituzioni, la politica, il Terzo settore e i singoli cittadini. Il Parlamento e il Governo hanno oggi l’opportunità di rafforzare questa alleanza, con una scelta semplice, giusta e condivisa. Confidiamo nella vostra sensibilità e impegno per rendere il 5 per mille finalmente libero di esprimere tutto il suo potenziale”.
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