Ci sono piccole associazioni di quartiere impegnate a contrastare l’esclusione sociale, volontari e volontarie che si occupano della distribuzione alimentare, realtà più o meno grandi attive in ambito culturale, nell’assistenza socio-sanitaria, nella tutela ambientale e in molti altri settori. Diverse per dimensioni e ambiti di intervento, ma accomunate da un approccio condiviso al bene comune come risorsa da tutelare, e da quell’“agire senza scopo di lucro” che caratterizza le realtà del Terzo settore italiano.
A loro si rivolge il nuovo Atto di indirizzo per il triennio 2025–2027, pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che destina 141 milioni di euro a sostegno dell’azione del Terzo settore.
Ma come vengono distribuite queste risorse nel triennio?
- Oltre 41 milioni di euro sono destinati a iniziative e progetti di rilevanza nazionale, generalmente promossi da grandi organizzazioni che operano su più Regioni.
- 68 milioni di euro sono invece riservati a progetti di rilevanza locale: le realtà di quartiere, le piccole organizzazioni di volontariato, le associazioni di periferia.
- 22 milioni di euro finanziano l’acquisto di autoambulanze, veicoli per attività sanitarie e beni strumentali, fondamentali per garantire l’assistenza socio-sanitaria.
- Il resto si suddivide tra contributi a soggetti specifici (oltre 7,7 milioni di euro) e risorse destinate alle province autonome di Trento e Bolzano (1,3 milioni di euro).
Rispetto al triennio precedente, però, si registra una riduzione di circa 34 milioni di euro. Un taglio utile a far quadrare i conti statali, ma che si traduce in meno servizi, meno attività, meno persone assistite, meno valore sociale pubblico. Come rilevato da una ricerca di Intesa San Paolo del dicembre 2024, infatti, valutazioni su ampi campioni di progetti del Terzo settore in Italia indicano, in media, che per ogni euro investito si generano oltre 3 euro di benefici sociali monetizzati.
Tra i criteri di assegnazione è prevista la misurazione dell’impatto sociale: una delle innovazioni culturali previste dalla riforma del Terzo settore, che spinge gli enti a valutare con attenzione quanto il loro agire produca effetti reali – e misurabili – nelle comunità. Una sfida che si inserisce nel percorso di trasparenza e costruzione di fiducia tra istituzioni e Terzo settore.
L’Atto di indirizzo premia anche la capacità di innovazione, con un’attenzione particolare all’intelligenza artificiale: per il 2025 sono previsti 3,5 milioni di euro per progetti che esplorino l’uso dell’AI in ambito sociale.
Ad ogni modo, l’Atto di indirizzo rilancia il ruolo del Terzo settore come motore di coesione e innovazione sociale, nonostante i tagli. Una sfida non solo economica ma culturale, a cui le realtà del Terzo settore sono spesso abituate, mettendo in campo energie e risorse che al mondo profit risultano spesso inaccessibili: il valore del volontariato, la forza della prossimità, la relazione di fiducia disinteressata.
E se il tema della misurazione e della rendicontazione continua ad essere una delle prospettive più interessanti per questo settore, il grande “fattore x” del non profit italiano si conferma essere il valore sociale prodotto, al di là dei numeri.
Per approfondimenti: “Terzo settore: 141 milioni di euro per il triennio 2025-2027”





