Un milione di ragazze e ragazzi ogni parte del mondo. Ragazzi e ragazze che sono arrivate con ogni mezzo a Roma, anche in canoa. Un’organizzazione da record difficilissima con sanitari, operatori, forze dell’ordine, militari. E poi oltre tremila volontari di protezione civile. Sono stati giorni durissimi per i tanti e le tante volontarie presenti a Roma per la Giornata dei Giovani. Il tutto sotto al sole e in divisa, con un grande afflusso, con la polvere nelle aree immense da presidiare per portare assistenza e, in alcuni casi, soccorso.
E di assistenza ce n’è stata di qualunque tipo, anche in LIS, anche con particolari dispositivi per persone con disabilità. Bastava fare una passeggiata nell’enorme parcheggio di Tor Vergata e leggere sulle livree dei tanti e diversissimi mezzi provenienti da tutta Italia, le specializzazioni più varie di tutto il volontariato che si è ritrovato a Roma. Dall’ambulanza, ai fuoristrada, passando per tipologie di mezzi anche tecnologicamente avanzati di cui forse non abbiamo contezza nelle nostre strade nel quotidiano. Quel quotidiano che è stato lasciato a casa da chi ha deciso di partecipare con la propria associazione di volontariato e che inevitabilmente, nella propria comunità di appartenenza, ha lasciato un vuoto nei turni da colmare da parte di qualcun altro che, soprattutto ad agosto, è sempre più difficile da trovare disponibile. Spesso si dimentica che se in tanti partono per eventi di questa portata, altrettanti devono mandare avanti il quotidiano con uno sforzo sempre più gravoso per garantire i servizi per la propria comunità. E in quei giorni, per loro, non ci sono fotografie o video celebrativi, non ci sono ringraziamenti, non ci sarà quell’esperienza unica che ricorderanno per sempre.
“Solo nell’entusiasmo l’essere umano vede il mondo esattamente” ha scritto la poetessa russa Marina Tsvetaeva. E oltre alla fatica di turni anche lunghi, oltre ai piccoli e grandi disagi che un evento del genere porta con sé, da chi ha scelto di partecipare come parte del volontariato organizzato a questo evento la cosa che più ha colpito è stato il sorriso fisso, almeno nei momenti del servizio, di chi era lì (a Tor Vergata, o al Circo Massimo o a San Pietro) per molte ore sotto al sole anche solo per distribuire bottiglie d’acqua.
“Ci siamo stancati perché erano in molti i ragazzi che si sono sentiti male per colpi di calore o altre problematiche, ma lo abbiamo fatto sempre con il sorriso e siamo tornati a casa soddisfatti di quello che potevamo fare“. Questo è quello che racconta Daniela, dalla Toscana. Una esperienza la sua che l’ha portata a prestare servizio non solo a Tor Vergata, ma nei giorni precedenti anche a Piazza San Pietro. “Mi sono emozionata a San Pietro nel vedere i ragazzi arrivare da tutto il mondo, ragazzi venuti dalla Svizzera in bici con dei corni per suonare. E poi quando c’è stato l’annuncio che sarebbe passato il Papa, vederli avvicinarsi alle transenne, senza spingere, ma felici e sopratutto rispettosi di noi soccorritori. A differenza di altri contesti, con loro bastava chiedere di fare largo e loro ci lasciavano passare“.
E poi ci sono stati gli scambi; tra ragazzi e ragazze provenienti dalla Corea del Sud che hanno avvicinato i volontari e, per ringraziarli del loro supporto, davano loro spille, maglie, bracciali, anche un cerotto refrigerante da mettere sulla fronte visto il caldo che faceva per tutti, soprattutto per chi, come i volontari e le volontarie del soccorso erano lì in divisa. Ed emozionate era assistere alla cura con la quale questi scambi venivano fatti: il sorriso che precedeva la chiamata del volontario ad avvicinarsi, il poco inglese stentato parlato da entrambi, la consegna con entrambe le mani, a testa abbassata, e poi dall’altra parte il sorriso generato dalla sorpresa, nonostante le occhiaie e la stanchezza, nonostante le inevitabili inefficienze di un sistema complesso, il pensiero a chi si è lasciato a casa.
“Ogni volta che facciamo qualcosa con cura distruggiamo il male che è in noi” ha scritto Simone Weil e sono stati tanti quei qualcosa che ogni giorno, in eventi speciali o nel quotidiano, distruggono i tanti male che sono in noi.





