di Chiara Castri – 6 agosto 2025

"Libri liberi", un luogo di comunità nel cuore della Calabria che continua a voler restare e tornare

 A Petilia Policastro c'è un luogo di valorre dove arrivano libri donati dall’Italia e dall’estero, in lingua originale. I doppioni diventano donazione a loro volta. Una bella scoperta in un paese in cui una libreria non c'è mai stata.

“L’antropologo Vito Teti, nella sua opera “La Restanza” parla proprio di questo. Partire e restare sono i due poli della storia dell’umanità. Al diritto a migrare corrisponde il diritto a restare. La Restanza. Cos’è la Restanza? Significa sentirsi ancorati e insieme spaesati in un luogo da proteggere, e al contempo da rigenerare radicalmente. Ma quale restanza? Qua c’abbiamo solo la partanza. Li conosco quelli come te, a te ti piacciono i piccoli borghi, ti piace venire l’estate, i ruscelli, le verdure del posto. Poi a settembre vi piacciono i boschi, il foliage, ma la verità è che da qua la gente se ne vuole andare via”.

Chiacchierando con Giuseppe Caruso e sua moglie Manuela Arminio torna in mente “Un mondo a parte” il film in cui Riccardo Milani racconta di un maestro che si trasferisce in un piccolo paese dell’Alta Val di Sangro, in Abruzzo, per insegnare in una scuola a rischio chiusura. Questo scambio tra il maestro e un genitore è, nel film, uno dei momenti in cui emergono temi come lo spopolamento dei borghi, la difesa della scuola presidio di cultura e la solidarietà. Ecco, Giuseppe e Manuela sono tornati. Da Catanzaro e Firenze, attraverso Berlino, l’Inghilterra e Tokyo, hanno scelto di tornare a Petilia Policastro, paesino in provincia di Crotone, prima 20mila abitanti, oggi circa 8mila. La ristrutturazione della casa del nonno, che è diventata la sede della scuola di inglese di Manuela, poi Libri Liberi, che non è una libreria e non è neanche una biblioteca, ma un luogo della comunità, in cui arrivano libri donati dall’Italia e dall’estero, in lingua originale, e i doppioni diventano donazione a loro volta. “Abbiamo iniziato con 200 libri, che Manuela ha messo a posto uno a uno, oggi abbiamo 6mila testi per tutte le età e di tutti i generi – racconta Giuseppe -. Si possono prendere, lasciare, riportare o donarli ad altri. I bambini e i ragazzi se li tengono stretti come tesori. Non ce lo aspettavamo, per loro è come una scoperta. In un paese dove la libreria non c’è mai stata è stata una grande novità. Nel tempo Libri Liberi è diventata un esempio da esportare. Esperienze simili stanno nascendo a Bocchigliero e in altri paesi limitrofi e poi abbiamo attivato i PCTO con le scuole – continua Giuseppe – e i ragazzi delle superiori si occupano di tenere aperta la libreria“.

Nei pressi di Libri Liberi c’è poi Vico Leone, un vicolo quasi abbandonato che oggi si trova su Google Maps. Lì Giuseppe, docente di arte, andava a dipingere nel periodo del Covid. Quel vicolo si è riempito di soggetti e colori, la “bimba grande” con due ali dedicate a tutti i ragazzi di Petilia che non ci sono più, la Gretel dei fratelli Grimm e una grande campana colorata su cui saltare ricordando i giochi che non si fanno più. Da quel vicoletto colorato di Petilia Policastro e dalla libreria che è più di una libreria la storia di Giuseppe e Manuela ha preso il volo ed è diventata contagiosa. «La mia pagina Facebook è esplosa», dice Giuseppe non senza un po’ di incredulità.

“Avrò fatto 300 interviste in un anno, non mi aspettavo questa risposta, a volte arrivo a 6 milioni di follower sui social”, commenta parlando del suo “Un paese non è come lo vedi. Un paese è come lo vivi”. Una raccolta di racconti condivisi nel tempo con i suoi follower, che è diventata un’opera autoprodotta che in un mese ha venduto oltre mille copie e che ora è tradotta in cinque lingue e i cui proventi vengono reinvestiti nei progetti a Petilia Policastro. Così si legge nella quarta di copertina: “A volte parlo dei ricordi di mio nonno, a volte di quanto era pieno di gente il mio paese. Ora è pieno solo ad agosto. Ci sono le parole di gente che ricorda il mio paese com’era 60 anni fa, quando era appena finita la guerra e venne un prete a prendere molti bambini per portali al nord e offrirgli un futuro migliore. Ci sono le parole di ragazzi che lo hanno lasciato ieri l’altro. Le storie di mio nonno e dei suoi amici. Quelli più anziani che quando entrano in chiesa o in casa si levano il cappello per rispetto. E poi ci sono io, c’è mia moglie Manuela, c’è tutta la mia gente. Una piccola raccolta di racconti di un piccolo paese dove vivo, nel quale involontariamente abbiamo realizzato un grande gioco, il gioco della gratuità, il gioco del dono. Un gioco che piace a tanta gente”.

Le persone hanno bisogno di semplicità, dice Giuseppe mentre pensa a chi vorrebbe tornare, ai rimasti, anziani che giorno dopo giorno stanno morendo, a chi non torna più perché non c’è più nessuno ad aspettare. Giuseppe e Manuela però hanno creato un luogo che per le persone è diventato un mondo, hanno creato un motivo per restare, un motivo per tornare. Ci sentiamo nel giorno del loro anniversario, 9 anni di matrimonio e 30 di vita insieme, dalle superiori e Giuseppe e Manuela sono in Irlanda. Da 12 anni portano in viaggio gli studenti di Manuela, ragazzi dai 12 ai 16 anni, che da Petilia partono a scoprire pezzi di mondo. “Faremo una galleria d’arte, sarà la più piccola galleria del mondo, ma sarà un altro luogo per la comunità. Poi arriverà il secondo libro. Progetti ne ho tanti e li faremo tutti, ma piano piano perché ci finanziamo noi, stiamo facendo tutto da soli” sottolinea Giuseppe, che, da sognatore, vorrebbe che le cose andassero al contrario mentre gli capita di vedere le case che si svuotano e si logorano. E lo dice che non è facile vivere in un paese. Ma è bello. “Non abbiamo un cinema, ma abbiamo le stelle”.

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