di Silvia Forasassi – 6 agosto 2025

I passi possibili sui 650 chilometri dei cammini di San Francesco

 Un percorso unico nel suo genere, fatto non solo di tradizioni e costumi che resistono al tempo, borghi caratteristici e persone da incontrare, ma anche della spiritualità di un santo universale.

Ci sono vari tipi di storie. Questa è scritta nei paesaggi, negli antichi costumi, tra i monumenti e i ruderi, nelle comunità che resistono al tempo. È una trama che si intreccia durante I Cammini di San Francesco in Italia. Oltre 650 chilometri di vie che si inerpicano tra gli scorci più suggestivi dell’Appennino centrale, da Rimini o da Firenze fino a La Verna, per arrivare ad Assisi e proseguire verso Rieti e Roma: una trentina di tappe percorribili a piedi o in mountain bike, a cui si aggiungono diverse deviazioni anch’esse legate ai luoghi della vita del Santo. Itinerari che richiedono un minimo di attrezzatura e di allenamento.

Sono sentieri – spiega Franco Boarelli, presidente dell’associazione del Terzo settore I Cammini di Francesco in Emilia-Romagna – spesso nati per iniziativa di singole persone o associazioni come la nostra, che hanno cominciato a mettere insieme vari tratti, a posizionare la segnaletica, a scrivere guide, realizzando reti con gli operatori turistici e le istituzioni. Fino alla nascita del coordinamento europeo Saint Francis’ Way, che raggruppa enti, Università e associazioni per la promozione unitaria dei cammini, a prescindere dai confini amministrativi (che ai turisti e ai pellegrini non interessano), grazie al quale oggi Le Vie di San Francesco hanno ottenuto anche il prestigioso riconoscimento di Itinerario culturale del Consiglio d’Europa”.

È un percorso unico nel suo genere. Non è fatto solo di tradizioni e costumi che resistono al tempo, borghi caratteristici e persone da incontrare. Ma si arricchisce in maniera sorprendente del messaggio spirituale del Santo, conosciuto e apprezzato ancora in tutto il mondo: un insegnamento divenuto ormai universale, che attraversa tempo e spazio e produce tuttora effetti positivi. Dopo 800 anni, chi fa il cammino ha la possibilità di incontrare persone che vivono nella vocazione di Francesco: monache e frati di centri religiosi e conventi, ricercatori di Università e privati cittadini. Il pensiero del Poverello di Assisi, tramite i suoi seguaci, si è sviluppato nei secoli con un alto contenuto spirituale, religioso, scientifico e artistico, attraversando tutti i campi del sapere: dalla letteratura alla botanica, dall’astronomia all’intelligenza artificiale.

Abbiamo recuperato due antichi erbari di Fra Fortunato da Rovigo e Fra Giuseppe da Spello – continua Franco –, rendendoli di nuovo fruibili attraverso il digitale. Oggi poi tra i maggiori esperti di AI c’è Padre Paolo Benanti… Pensiamo infine al Medio Oriente. Qui i Francescani sono tra le principali figure che si stanno adoperando a supporto della popolazione, per una risoluzione del conflitto. È una storia viva. Ecco perché questi percorsi, fisici e culturali, continuano ad ampliarsi con varianti e nuove esperienze, non solo in Italia ma anche all’estero. Il Santo parla ancora all’uomo di oggi, non solo ai cristiani. È una figura conosciuta e apprezzata in tutto il mondo: il suo messaggio è vissuto come positivo e come opportunità per creare legami e dialogo”.

Un ruolo, quello dei volontari, senza dubbio fondamentale nel recuperare e rimettere insieme questo patrimonio culturale. Ma che non si esaurisce qui. Sono loro infatti che per primi poggiano gli scarponi sulla terra per rendere possibile a tutti questa esperienza: si occupano della manutenzione ordinaria, di posizionare la segnaletica, di dare informazioni, di promuovere l’itinerario, di trovare eventuali alternative quando, per svariati motivi, alcuni tratti possono essere interrotti…

Tra i volontari – conclude – è giusto mettere anche le persone, religiosi e laici, che offrono ospitalità senza finalità di lucro, accogliendo nella propria quotidianità l’insegnamento di Francesco. Il cammino è  un’esperienza non solo di trekking, ma in cui è importante dedicare tempo alle soste e agli incontri. Lungo i sentieri la spiritualità si respira con risvolti significativi nelle nostre vite. Normalmente viviamo in fretta, le giornate trascorrono con superficialità. I cammini invece producono rapporti momentanei ma intensi. Si comunica con sconosciuti a un livello a cui non siamo più abituati, intessendo dialoghi con una profondità che, in poco tempo, può cambiarti la vita. Il passo lento porta a una riflessione personale e, quando finisci un cammino, non sei mai esattamente come prima”.

Più dettagli sulle tappe dell’itinerario qua.

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