di Iria Cogliani – 6 agosto 2025

Altre Handala partiranno verso Gaza

 Parlano Tony La Piccirella e Antonio Mazzeo, i due attivisti a bordo della nave della Freedom Flottilla.

Antonio (Tony) La Piccirella ha 35 anni ed è nato a Bari, il Comune che solo pochi giorni ha consegnato le chiavi della città a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. Antonio Mazzeo viaggia verso i 65 anni ed è invece di Messina. Sulla Handala della Freedom Flottilla erano gli unici due italiani. “Eppure tanto, e tanto tristemente, ci riporta all’Italia“, commenta Mazzeo.

La Shayetet 13

A partire dalla Shayetet 13 (13^ Flottiglia), il corpo d’élite della Marina militare israeliana impiegato di norma in missioni di “antiterrorismo”, che la notte di sabato 26 luglio, in acque internazionali e a meno di 40 miglia nautiche dalla Striscia di Gaza, ha assaltato l’Handala e sequestrato i 21 attivisti internazionali della Freedom Flotilla. Shayetet 13 vanta infatti una vecchia e consolidata partnership con le forze armate italiane“, scrive Mazzeo su Pagine Esteri. Come ricordano gli storici militari, alla sua costituzione, formazione e addestramento alle “tattiche di combattimento e sabotaggio” hanno concorso tra il 1944 e il 1948 due ufficiali della Decima Flottiglia Mas della Marina Militare… In tempi più recenti si sono svolte alcune esercitazioni congiunte … e nel dicembre 2022, il Comando della Brigata Marina “San Marco” con quartier generale a Brindisi, ha ospitato i vertici delle forze navali d’assalto di Israele, tra cui il generale Itai Veruv».

Sud d’Italia, Sud d’Europa

È logico, se ci pensate – dice La Piccirella – che i popoli del Sud d’Italia così come quelli del Sud d’Europa abbiano preso subito coscienza dell’orrore, dell’ingiustizia, del genocidio che stanno verificandosi a Gaza. Noi del Sud lo sappiamo sulla nostra pelle cosa significa essere espropriati ogni giorno dei propri diritti, del proprio futuro. Il passo è breve, sul piano della consapevolezza: colonizzazione, emigrazione, furto di terra, tempo, lavoro, vita. Lo viviamo anche noi. Anche se non è paragonabile a quello che subiscono i palestinesi, naturalmente, perché lì si è raggiunto l’estremo massimo della violenza imperialista“.

Denuncia contro Israele

Dopo il sequestro della Handala, Mazzeo è rientrato in Italia, La Piccirella è rimasto in Israele ed è stato processato. Entrambi hanno denunciato Israele.

Quando mi hanno processato in Israele – scrive La Piccirella sui social –  l’argomento principale della procura è stata l’intenzionalità. La nostra sola intenzione di rompere il blocco navale imposto su Gaza costituisce una ragione sufficiente al sequestro di 21 persone a 60 miglia da Gaza, in acque internazionali. Giudicare, condannare e reprimere prima ancora che qualcosa avvenga, fuori dai confini della propria competenza e autorità pare essere uno dei tratti distintivi dei fascismi del futuro. Qui un’altra mia intenzione, quella di denunciarli tanto per essere sicuro di aver provato ad infastidirli in qualunque modo (avrei preferito renderla pubblica una volta avviato il procedimento, ma la notizia è trapelata quindi voilà)“.

Mazzeo il 6 agosto si è recato presso il Comando dei Carabinieri di Messina per presentare esposto-querela contro il governo israeliano, le sue forze armate e la sua polizia. “L’operazione della marina israeliana è priva di ogni base legale“, scrive Mazzeo in una nota poi ripresa anche sui social. “Israele non ha alcuna giurisdizione o autorità legale sulle acque internazionali in cui navigava l’imbarcazione. L’assalto alla nave Handala è stata una palese violazione delle regole del diritto internazionale che garantiscono la libertà di navigazione nell’alto mare, sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), ratificarla in Italia con la legge 2 dicembre 1994, n. 689. Il sequestro della nave si configura come simile a un atto di pirateria e l’arresto dell’equipaggio come un sequestro di persona“.

Antonio Mazzeo

Prima dell’Handala

Non è un caso che le azioni e i commenti dei due attivisti italiani – al di là delle differenze di età, quotidianità, geografie personali – si congiungano in una linea comune. Non è un caso perché entrambi, prima di imbarcarsi sull’Handala, hanno fatto un cammino (di consapevolezza, sacrificio, impegno, dialogo) lungo tutta una vita e largo quanto il mondo.

Da Messina

Mazzeo era ventenne o poco più quando ha fondato a Messina il Comitato per la pace e il disarmo unilaterale. La “miccia” di quell’impegno erano le prime mobilitazioni contro la realizzazione della base missilistica a Comiso. La questione palestinese era però già presente e divenne uno dei temi portanti.

Per dirne una, durante gli anni della Pantera, nell’aula magna di Scienze Politiche si organizzò un confronto tra un ex militare israeliano e Ali Rashid (che poi, per molti anni, fu il Primo Segretario della Delegazione generale palestinese in Italia), scomparso a maggio di quest’anno.

E ancora altre battaglie, da testimone e da cooperante internazionale. Con la guerra nell’ex Jugoslavia Mazzeo decide infatti che manifestazioni, scritti e testimonianze non bastano. Quindi l’impegno diventa viaggio e vita, aiuto e soccorso direttamente sul posto: in Bosnia Erzegovina, in Kosovo, poi Colombia, Cuba, Honduras, Guatemala. Uruguay, Brasile… Erano anni senza internet. Le comunicazioni possibili viaggiavano sul filo del telefono. E avevano costi insostenibili. La distanza era, allora, un’esperienza radicale.

Ho perso tanto, in termini soprattutto di relazioni affettive, a causa di queste distanze. Ma rifarei tutto. È stato lacerante, ma ho imparato moltissimo. Ho avuto la fortuna di conoscere un enorme numero di persone, gruppi, donne, giovani, soggettività diverse. È stato, è un percorso di crescita culturale e politica, ma anche interiore, intima. Scontrarsi con questo tipo di difficoltà significa prendere coscienza dei propri limiti. Non siamo immortali, non siamo eroi. Giorno dopo giorno ci confrontiamo con le nostre paure“.

Da Bari

La Piccirella ha iniziato a fare politica nei movimenti. Sul tavolo questioni di giustizia sociale, lotta per la casa, contro la speculazione edilizia, per il verde urbano, rivendicazione di spazi sociali e culturali. È stato a lungo partecipe di una battaglia civica affinché una caserma abbandonata per vent’anni non venisse trasformata in ulteriore mostruosità edilizia e diventasse invece, come poi è accaduto, un parco pubblico.

Poi ha lasciato Bari. “Sono stato migrante nel nord Europa, e in seguito nel nord, nel centro e nel sud America“. In tutti questi passaggi ha incrociato movimenti e collettivi, comunità di nativi in lotta per non essere deportati lontano dalla propria terra.

Negli ultimi anni è stato in Messico e in Colombia. Due anni fa era tra i protagonisti della carovana El Sur Resiste, che ha attraversato gli Stati del sud/sudest messicano in protesta contro il Corredor Interoceánico e il Tren Maya, due progetti che minacciano la terra, l’acqua e l’aria di queste terre e quindi la sopravvivenza di chi le abita.

In contatto con tutti i gruppi che lottano per la giustizia climatica, per la tutela delle terre dei nativi, contro la gentrificazione dei quartieri popolari delle grandi città, La Piccirella ha anche – come dice lui – “tentato di dire qualcosa rispetto al G7 in Puglia dell’anno scorso“. “Il filo rosso – commenta – è il diritto alla casa e a una terra che non sia solo oggetto di speculazione e sfruttamento“.

I pelouche

La Piccirella si trovava a Marsiglia e Mazzeo a Messina quando hanno deciso di verificare la possibilità di imbarcarsi sull’Handala. “Non è vero – dice Mazzeo – che siamo partiti solo sull’onda delle emozioni. Ci siamo preparati, fisicamente e psicologicamente. Abbiamo analizzato tutti i possibili scenari, da quello più tragico, che comprende la possibilità di morire, a quello più bello, ovvero riuscire a portare cibo e farmaci al popolo della Striscia. E a questo proposito voglio chiarire una cosa: è vero che avevamo anche tanti pelouche, tanti giocattoli, con noi. È perché bambini e bambine dei porti in cui ci siamo fermati, a Siracusa, a Gallipoli, ce li hanno affidati affinché li portassimo ai bambini e alle bambine di Gaza. Quegli orsacchiotti erano un pizzico di umanità da portare dove non c’è più umanità e non avremmo mai potuto rifiutarli. Ma il nostro carico era fatto di cibo e medicine dirette in particolare ad un ospedale di Gaza, in pratica l’unico che sta ancora funzionando“.

Il futuro

Dopo il sequestro della nave e dell’equipaggio, dopo il rientro a Messina, Mazzeo ha trascorso il suo tempo a testimoniare quanto accaduto, chiamato dappertutto a raccontare ciò che ha visto e ciò che vissuto. “È importante rispondere a tutti coloro che vogliono sapere. E quando mi chiedono se abbia avuto paura, quando la nave è stata assaltata, dico: no. Non c’era posto per la paura in noi. Troppo grandi, troppo insopportabili sono stati la frustrazione, il senso di sconfitta, il dolore che abbiamo provato. Eravamo vicinissimi. La gente ci aspettava. Il viaggio dell’Handala è stato seguito quotidianamente da tutto il mondo arabo. Sulla nave c’erano giornalisti di Al Jazeera, i loro servizi venivano ripresi da tv, radio, giornali. Alcuni giovani influencer hanno persino scritto canzoni sul viaggio dell’Handala. Portavamo un po’ di speranza. Siamo stati brutalmente fermati, ma questa speranza deve continuare a esserci“.

Proseguirò nella mia attività per i palestinesi – aggiunge La Piccirella – perché agire e testimoniare devono andare di pari passo. Sono molto turbato, ovviamente, ma ho anche una consolazione. Tutti i collettivi, da qui all’America, hanno vissuto il viaggio dell’Handala da vicinissimo. E oggi sono ancora più motivati a intervenire. Questa vicenda ha rotto quella percezione di gigantesca impotenza che ci permeava. La mobilitazione è oggi ad un punto molto alto, intensissima. Stanno nascendo un sacco di altri progetti e prima della fine dell’estate molto probabilmente partiranno altre navi.

Sono convinto – conclude – che tanti, tutti sappiano cosa sta accadendo a Gaza. Tutti sanno da che parte sta la ragione. Da che parte sta l’umanità. Ogni giorno ho la prova che il popolo è più sensibile, attivo e potente dei governi i quali sono imbrigliati in dinamiche disumane“.

Tony La Piccirella al teatro Piccinni Bari per la consegna delle chiavi a Francesca Albanese

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