Il numero dei volontari in Italia registra un nuovo calo. È stato rilevato dall’Istat con l’Indagine multiscopo “Uso del tempo 2023”, sviluppato in coerenza con gli standard internazionali raccomandati dal “Manuale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro” (OIL) per la valorizzazione economica del lavoro volontario e appena diffuso. Una contrazione che era prevista, ma che è meno rilevante di quello che si attendeva: nel 2023 erano 4,7 milioni le persone che nel mese precedente la rilevazione hanno svolto attività di volontariato in forma organizzata o tramite aiuti diretti, il 9,1% della popolazione di 15 anni e più. Un calo di 3,6 punti percentuali rispetto al 2013.
Sono state confermate molte caratteristiche già esistenti, così come le differenze territoriali e generazionali. Un altro dato significativo riguarda il raddoppio rispetto al 2013 dei volontari attivi sui due fronti (in forma organizzata e con aiuti diretti): sono circa un milione i volontari che combinano entrambe le modalità con una crescita del 13,6%.
“A livello statistico – commenta Tania Cappadozzi, responsabile per Istat della rilevazione – il modulo Ilo sulla stima del valore economico del lavoro volontario è all’interno della riforma del concetto del lavoro che non è solo più quello retribuito, ma anche quello familiare, quello volontario e altre forme minori non retribuite. L’indagine ‘Uso del tempo’ lo stima e lo farà ogni cinque anni. Attraverso il modulo abbiamo anche la stima delle professioni che sono dentro al volontariato, valutando la mole di ore legate alla cura”. Cappadozzi conferma il calo registrato dai dati, ma dà uno sguardo più approfondito. “Fondamentalmente – aggiunge – quelli che si impegnano sono convintamente impegnati e lo prendono come stile di vita, sia nelle forme organizzate sia in quelle non organizzate. È come se fosse rimasto lo zoccolo duro attivo del volontariato. Anche fra i giovani lo fanno in pochi, ma vi dedicano più ore rispetto al passato. C’è ancora tanto capitale sociale dentro questo mondo e speriamo che vengano trovati i modi per coinvolgere di più i giovani, forse in forme meno strutturate perché entrano in modo più saltuario”.
L’andamento nei settori
Il comunicato stampa diffuso da Istat riporta i principali dati presenti nel Report, a partire dai settori: aumentano i volontari organizzati nei settori ricreativo e culturale (+6,4 punti percentuali), assistenza sociale e protezione civile (+7,7 punti percentuali) e ambiente (+1,7 punti percentuali); calano in quelli religioso (−5,8 punti percentuali), sportivo (−1,9 punti percentuali) e sanitario (-1,3 punti percentuali). Diminuiscono quanti offrono aiuto diretto a persone conosciute (-10,1 punti percentuali), mentre aumentano quelli che, con questa stessa modalità, si dedicano a collettività, ambiente e territorio (+14,7 punti percentuali).
Le motivazioni dei volontari
Tra le motivazioni dell’attività di volontariato sono più spesso menzionati gli ideali condivisi (31,1%) e il bene comune (21,5%) nel volontariato organizzato, le emergenze (27,5%) e l’assistenza a persone in difficoltà (24,6%) nell’aiuto diretto. Pur con un trend in diminuzione, osservato anche nel tempo medio complessivo dedicato a queste attività (da 19 a 18 ore nelle quattro settimane), l’impegno volontario si conferma come pilastro della coesione sociale.
Aumentano gli attivi su più fronti. Il divario territoriale
Il volontariato organizzato, cioè svolto attraverso gruppi, associazioni o organizzazioni, coinvolge il 6,2% della popolazione (3,2 milioni di persone). Il volontariato non organizzato, che consiste in aiuti diretti offerti a persone esterne alla propria famiglia, alla comunità o all’ambiente, riguarda il 4,9% (2,5 milioni). Tra i volontari il 46,1% opera solo in contesti organizzati, il 32,2% solo in modo autonomo, mentre una quota significativa (il 21,7%, circa un milione di persone) unisce le due modalità. La partecipazione presenta un chiaro divario territoriale: nel Nord l’8,2% partecipa ad attività promosse da organizzazioni e il 6,0% offre aiuti diretti; il Nord-est è l’area più attiva (9,1% e 6,2%). Seguono il Centro (5,8% e 4,9%) e il Mezzogiorno (3,6% e 3,4%). Rispetto al 2013 si osserva un calo generalizzato della partecipazione: il volontariato organizzato scende dal 7,9% al 6,2%, quello non organizzato dal 5,8% al 4,9%. La flessione è stata più contenuta nel Nord (−1,5 punti percentuali per l’organizzato, stabile il diretto), più marcata nel Centro (−2,1 e −1,9 punti percentuali) e nel Mezzogiorno (−1,9 e −1,3 punti).
Inalterati i divari di genere, donne più attive negli aiuti diretti
Nel 2023 uomini e donne hanno svolto attività di volontariato con frequenze simili: il 6,6% degli uomini e il 5,8% delle donne è coinvolto in attività organizzate; negli aiuti diretti le percentuali si invertono (4,8% i primi, 5,1% le seconde). In termini di composizione percentuale ciò significa che per le attività organizzate si registrano il 51,9% per gli uomini e il 48,1% per le donne; per gli aiuti diretti gli uomini sono il 46,9% e le donne il 53,1%. Rispetto al 2013, il calo è stato più marcato tra gli uomini che tra le donne: nel volontariato organizzato i primi scendono dall’8,9% al 6,6% e le seconde dal 7,0% al 5,8%. Anche nell’aiuto diretto la flessione è maggiore tra gli uomini (dal 5,7% al 4,8%) rispetto alle donne (dal 5,9% al 5,1%). Le donne si confermano quindi leggermente più attive negli aiuti diretti, gli uomini nelle attività organizzate, ma i livelli di partecipazione si sono avvicinati soprattutto per il calo maggiore tra gli uomini. Negli ultimi 10 anni le modalità di partecipazione hanno subito cambiamenti significativi. Tra i volontari, quelli attivi solo in forma organizzata scendono dal 54,3% al 46,1% e anche chi offre solo aiuti diretti passa dal 37,6% al 32,2%. Al contrario, aumenta in modo marcato la partecipazione ibrida: dall’8,1% al 21,7% (+13,6 punti percentuali).
Il volontariato resta più diffuso tra i laureati, ma cala per tutti
Il legame tra partecipazione al volontariato e livello di istruzione si conferma solido anche nel 2023: chi ha un titolo di studio più elevato è più frequentemente coinvolto sia nel volontariato organizzato sia nell’aiuto diretto. Tra i laureati il 10,3% partecipa al volontariato organizzato e il 7,9% all’aiuto diretto. I diplomati di scuola superiore si attestano rispettivamente al 6,6% e al 5,1%, mentre la partecipazione scende tra chi possiede titoli di studio più bassi. Il calo rispetto al 2013 è più marcato tra diplomati e laureati. Per questi ultimi il volontariato organizzato si riduce dal 13,6% al 10,3%, e quello diretto dal 10,9% al 7,9%. I diplomati registrano la flessione più significativa nel volontariato organizzato, passando dal 10,0% al 6,6%, ma scendono sensibilmente anche negli aiuti diretti (dal 6,4% al 5,1%). Le variazioni sono più contenute tra chi ha titoli di studio più bassi, una categoria eterogenea che include sia giovani ancora in formazione, sia anziani con basso livello di istruzione.
L’impegno tiene tra le fasce più anziane
Nel 2023 il volontariato è una pratica diffusa soprattutto nella popolazione adulta: i tassi più alti interessano le persone di 45-64 anni (7,2% per l’organizzato e 5,9% per il diretto) e le persone di 65 anni e più (6,2% e 5,5%). I giovani (15-24 anni) prediligono le forme organizzate (5,3%) rispetto all’aiuto diretto (2,9%), mentre tra le persone di 25-44 anni le due modalità si equivalgono (4,8% e 4,9%). Nel decennio 2013-2023 il calo ha riguardato soprattutto le generazioni più giovani. Le persone di 25-44 anni registrano le contrazioni più marcate in entrambe le forme di volontariato: -2,7 punti percentuali nel volontariato organizzato e -1,4 punti percentuali negli aiuti diretti. Anche tra i più giovani (15-24 anni) il calo è netto: -2,2 punti nell’organizzato e -0,7 nel diretto. In lieve controtendenza, le persone di 65 anni e più evidenziano stabilità sia nel tasso di volontariato organizzato (dal 5,8% al 6,2%), sia nell’aiuto diretto (dal 4,5% al 5,5%). Un segnale di continuità dell’impegno civico nella fascia più anziana della popolazione. Le dinamiche trovano conferma anche analizzando la condizione occupazionale. Nel 2023 i ritirati dal lavoro sono i più attivi nelle attività organizzate: il 7,8% partecipa ad attività organizzate e il 5,2% offre aiuto diretto. Seguono gli occupati (6,3% e 5,3%) e le persone in cerca di occupazione (5,9% e 6,0%). Più limitato è l’impegno tra gli studenti (5,5% e 3,4%) e le casalinghe (4,6% e 4,4%). Rispetto al 2013, il calo più marcato si osserva tra gli studenti: −4,0 punti percentuali nel volontariato organizzato (dal 9,5% al 5,5%) e −0,9 punti percentuali nell’aiuto diretto (dal 4,3% al 3,4%). Seguono gli occupati (−2,8 punti percentuali nell’organizzato e −1,6 punti percentuali nel diretto). Al contrario, i ritirati dal lavoro e le casalinghe mostrano una sostanziale stabilità nel tempo, a conferma del ruolo centrale delle generazioni più anziane nel mantenere vivo l’impegno volontario.





